IL FIGLIO di Philipp Meyer

martedì, aprile 07, 2015 , , , , 0 Comments

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Dio benedica il Texas,

e Dio benedica gli Stati Uniti d'America.



Il figlio di Philipp Meyer è sia un romanzo storico che una saga famigliare. L'intuizione geniale per rendere sopportabile una tale mole di informazioni, di immagini e di usi e costumi persi nel tempo è stata quella di raccontare la storia di una sola famiglia, utilizzando principalmente tre personaggi:

Eli McCullough, secondo genito del capostipite Armstrong McCullough.
Peter McCullough figlio di Eli
Jeanne Anne, nipote di Peter.

Sono tre voci, isolate nello schema della narrazione, ognuna con la sua storia, che non si sovrappongono mai. Raccontano a loro modo, con le tribolazioni, gli scontri, le incomprensioni, delusioni, speranze e rancori, quello che è stato ed è "servito" per fare dei McCullough una delle famiglie più rispettate e potenti del Texas per ben sette generazioni.

A ben vedere è la storia di come gli Stati Uniti d'America siano diventate una potenza a livello Mondiale, e che forse Dio ha iniziato a benedire quando anche l'ultima pistola nell'ultimo appezzamento di terreno ad Ovest, ai confini col Messico, ha smesso di fumare.

Eli è un ragazzino, è il 1846, suo padre fa parte di quei primi coloni che si trasferiscono oltre la linea dei primi insediamenti urbani, in una terra avuta in concessione dal governo. La terra è viva, brulica di creature selvagge, libere e tutto è rigoglioso, ma se l'unico difetto è che quel piccolo paradiso è territorio di caccia Comanche, l'unico problema invece è quello di tenersi lo scalpo attaccato alla testa.

Peter è un cuore nobile, colto, idealista ma in fondo vigliacco. Anche lui, come tutti nella famiglia, deve portare l'onore e l'ònere di essere un McCullough ed è attrraverso i suoi diari che veniamo a conoscenza di come e a che prezzo, questa rocciosa famiglia sia diventata una icona non solo del Texas del sud, ma di tutti gli ex stati confederati.

Jeanne Anne è una guerriera, una "indiana" come spirito. Una donna cresciuta in un contesto prettamente maschilista dove la sua colpa più grande è il suo sesso e questo le preclude tutto. La sua voglia di emergere di essere come "loro", come il padre e soprattutto accettata come i fratelli fa di lei grazie alle attenzioni del Colonnello (il Nonno) una donna risoluta e orgogliosa. Forte come una mandria di bisonti e sola come un lupo che ha perso le tracce del suo branco.
È la custode ultima del nome dei McCullough, dei loro segreti più reconditi, del loro sangue così come di quello che è stato versato.

La narrazione è densa, non si adegua ai personaggi e non cerca di smussarne gli aspetti del loro carattere, è come se fosse l'albero genealogico a parlare e gli spigoli, così come gli accenti, sono tutti marcati nessuno escluso. 
C'è sangue, odio, ricchezza, la pace quella non esiste, nemmeno la morte lo è nella sua eternità.

Eli da ragazzino viene rapito dagli indiani che sterminano la sua famiglia, la sua prigionia negli anni si evolve e lui diventa sempre più parte della tribù, vive con loro e ne sposa usi e costumi. Tutti gli indiani son figli di qualche prigioniero: è così che la loro stirpe si è evoluta finché i bianchi non hanno iniziato a sterminarli. 

Eli, diventato uomo, è ritornato alla civiltà e ha deciso che per rivivere quegli anni selvaggi, quell'essere libero e senza alcuno a condizionarne le scelte sia di vita che di morte (altrui), deve mettere i soldi al suo servizio. Qualche intuizione, le nuove possibilità di appezzamenti rigogliosi e sterminati vicino ai confini col Messico, il saper e voler usare la pistola fanno di lui e di quello che sarà la sua famiglia una icona temuta e rispettata.

Peter vorrebbe seppellire tutto questo, tornare ad una vita più semplice, fare pace col passato della famiglia e con le sue onte. Cercare un compromesso che faccia felici tutti e che liberi dall'incombenza di essere un McCullough le generazioni future. Il suo "tradimento" non porterà da nessuna parte anzi rafforzerà ancora di più l'idea granitica che la famiglia viene prima di tutto a tutti i costi.

Jeanne Anne si adopererà affinché questo impero continui per le prossime dieci o cento generazioni, utilizzerà le terre per ricavarne petrolio laddove prima si allevavano bisonti, terrà alto il nome della famiglia perdendo gradualmente i propri affetti, facendo di tutto per essere pari coi maschi del Sud che la vedono come un intralcio, una alterazione e non come una donna capace, risoluta, scaltra, e più intelligente di loro.
La ricerca disperata di un legame, di una radice comune che tutti potessero riconoscerle e il continuo e ingeneroso paragone coi morti della sua stirpe, così immobili nella loro perfezione e così lontani eppure intatti, mentre giorno dopo giorno la sua carne diventava sempre più debole e il suo Orgoglio le sopravviveva.

È una storia di ombre che si muovono come spiriti su una terra allora rigogliosa e col passare del tempo sempre più povera e sporca.
Non sono i Cowboy dello spaghetti western o gli indiani degli scontri con il Generale Custer, non sono nemmeno gli anni dove si è fatta l'America e la sua democrazia. Non è una fiction, è la vita delle persone e di come queste attraverso le proprie passioni e il libero arbitrio abbiano manipolato, modificato ed infine generato la convinzione che finché una cosa non porta il tuo nome, quella non vale un cazzo.

Possediamo tutti il copyright della nostra esistenza, ma solo se ci viene riconosciuto dallo sguardo succube di chi ci osserva allora capiamo che la nostra posizione nel mondo sarà sempre quella di una casa bianca in cima alla collina, che domina incontrastata e per migliaia di acri su un cielo carta da zucchero e polvere cremisi all'orizzonte.



Recensione Sensoriale


Vista: nuvole di polvere al tramonto


Tatto: le frange di un plaid di lana grezza

Gusto: un bastoncino di liquirizia

Olfatto: resina fresca 


Voglie Impulsive


Rileggere La casa degli spiriti di Isabel Allende

Comprare uno Stetson

Leggere un libro più facile ( faccina che ride )


Peso in Valigia: 614 Grammi

Investimento: 20€

Editore: Einaudi
Luca Morello

Luca Morello

Leva Cestistica del '79; da sempre amante della buona musica, delle belle storie e dei propri sogni.

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